Intervista a CORRADO MAPELLI per Vini&Consumi di Febbraio

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Quando e come nasce il Gruppo Meregalli?

Quella di Meregalli è una realtà storica, che nasce nel 1856. Oggi, con Marcello Meregalli, nostro amministratore delegato, la famiglia è giunta alla quinta generazione nell’ambito della distribuzione. Con gli ovvi distinguo che si debbono fare tra le origini dell’azienda e quella che è, invece, la realtà odierna…

Ci racconti…

Se nel 1856, infatti, si chiamava fiaschetteria, oggi Meregalli è un gruppo leader nella distribuzione, con tutte le dinamiche e le logiche di una struttura moderna e all’avanguardia. Il percorso evolutivo, ovviamente, è andato di pari passo con l’impegno della famiglia nel settore. Da realtà prettamente locale, che nel corso del tempo ha progressivamente incorporato anche attività legate all’ambito della ristorazione, l’azienda è cresciuta. Fino allo spartiacque rappresentato dall’avvento dell’attuale nostro presidente, Giuseppe Meregalli, negli anni ’60. Quel momento ha rappresentato una svolta: ragionando in chiave moderna, si è cominciato a guardare al mondo della distribuzione in maniera più costruita e organizzata. Ma soprattutto si è cominciato a guardare a chi, all’estero, già rappresentava un modello…

A chi si riferisce?

Alla Francia, ovviamente. D’altronde, quando parliamo di marketing, comunicazione e distribuzione di vino, occorre ammetterlo, molto si deve ai francesi. E, di conseguenza, è proprio partendo da Oltralpe che i titolari hanno cominciato a stringere accordi di partnership e a tessere tutta una serie di conoscenze che, poi, hanno condotto a delle esclusive di prestigio per l’Italia. Da questa selezione di prodotti, ha successivamente preso avvio una distribuzione di un certo tipo.

La realtà del Gruppo Meregalli, oggi, nei numeri e nell’organizzazione?

Al 100% di proprietà della famiglia Meregalli, oggi ancora di più potenziata dalla presenza della quinta generazione rappresentata da Marcello Meregalli. Il nostro gruppo oggi vanta sul territorio più di 150 uomini, impegnati a coprire in maniera capillare tutte le province. Sono più di 200 le cantine presenti all’interno del nostro pacchetto prodotti, la cui maggioranza, tra maison, bodega e distillerie, gestite in esclusiva. Per un totale complessivo di circa 2mila articoli a catalogo, tra vini e spirits.

Quali i trend che notate andare per la maggiore?

Specifico, innanzitutto, che oggi non si vende più nulla facilmente. E, in questo momento, è il settore di Bordeaux forse quello più difficile da collocare. Negli ultimi anni, infatti, c’è stato un boom nella domanda di questa tipologia di vino, prevalentemente in Asia. Un fenomeno che ha condotto, ovviamente, a un incremento significativo dei prezzi, soprattutto nella fascia premium. E in Europa, non sono molti i consumatori che, oggi, al tavolo di un ristorante di classe, possono permettersi di pagare delle cifre importanti per eccellenze vendute a un costo di base che supera i 750 euro a bottiglia. Fa da contraltare, a livello di tendenze, l’incremento registrato nella richiesta rispetto alla produzione italiana, in generale, e locale, più nello specifico: c’è molta attenzione da parte del consumatore per tipi di vino che sente più vicini alla sua identità/realtà.

Il vostro cliente di riferimento?

Il nostro core business è al 97% l’Horeca. Ci rivolgiamo, quindi, prevalentemente a un target molto competente ed esigente. Una clientela che s’interfaccia in maniera diretta con i consumatori, cui presentano un’offerta importante e che, proprio grazie al nostro servizio e assortimento, può realmente connotarsi a 360°. La restante quota del 3% è rappresentata da vendite realizzate sia con clienti direzionali che, in percentuale ancora ridotta, e per referenze dedicate, con un grande player della Grande distribuzione, con cui abbiamo installato un dialogo tale da garantire sempre che il prodotto da loro rivenduto non vada a ledere quelli che sono i prezzi medi che si registrano sul territorio

Specialista nella distribuzione, ma oggi Meregalli è impegnato anche nella produzione…

Esattamente. In realtà, abbiamo sempre tenuto un piede nell’ambito produttivo. Questo per poter leggere il mercato a 360°. Trovandoci, infatti, nel mezzo tra chi produce e chi consuma, per noi è sempre stato importante capire le logiche e le esigenze sia di chi fa il vino, sia di chi lo acquista per berlo. Il nostro successo molto deve anche a questo tipo di approccio: una posizione un po’ diversa da quella del semplice tramite o del classico distributore. Ed è così che, oggi, da una parte e dall’altra, siamo visti un po’ come dei consulenti.

E, più concretamente, da un punto di vista produttivo come si caratterizza il vostro impegno?

In passato, spesso all’interno di partnership, coprivamo diverse zone vocate: da Montalcino al Piemonte, passando per Sicilia e Sardegna. Oggi, invece, ci limitiamo a una singola presenza, ma con un controllo esclusivo. Dal 2009, infatti, siamo proprietari al 100% della Tenuta Fertuna, che si trova in Maremma. Una cantina nata nel 1997, dunque relativamente giovane per quelli che sono i normali cicli e tempi del vino, le cui etichette distribuiamo, con soddisfazione, tanto in Italia, quanto negli altri paesi in cui siamo presenti.

Un bilancio del Gruppo Meregalli nel 2015?

Parlando soltanto dei numeri di quello che è l’ambito distributivo, il core business del gruppo in Italia, c’è da distinguere tra due realtà: Meregalli Giuseppe e Meregalli VinoèArte. La prima società, che si occupa di vini, ha chiuso il 2015 superando abbondantemente i 30 milioni di euro di fatturato, segnando una crescita in doppia cifra. E anche la seconda realtà, che si occupa di distillati, ha fatto registrare un anno record con incrementi percentuali importanti a doppia cifra, alta…., superando quota 8 milioni di euro, tutto ciò in un mercato altamente competitivo come quello degli spirits. Cifre cui si sommano i risultati positivi delle altre attività satellite del gruppo, che vanno a coprire i segmenti della produzione e della ristorazione, oltre a quelli delle consociate estere indipendenti Meregalli France e Suisse, per il nostro Gruppo il 2015 è stato davvero l’anno dei record.
Cosa ci si deve attendere dal mercato del vino in Italia nel prossimo futuro?

Quando si parla di vino, l’italiano è sempre stato il più esterofilo e curioso, tra i consumatori del vecchio continente. E grande è la sua attenzione nei confronti di quanto è particolare e unico. Quello che si nota oggi, tuttavia, è un ritorno importante verso il prodotto nazionale. Questo trend è assolutamente visibile, ma si può andare oltre nell’analisi…

In che senso?

Aggiungo che, oggi, il consumo di determinati vini aumenta, in primis, nella regione e, secondariamente, anche a livello di zona di produzione. Fino, addirittura, a caratterizzarsi per singolo comune. Veramente si nota come, sempre di più, ci sia questo legame del consumatore col proprio territorio, con le proprie origini. Ma, anche, si avverte una maggiore consapevolezza in chi acquista: è cresciuta la cultura e anche la conoscenza delle etichette in questo caso non solo locali.

Ultima domanda: cosa avete in programma per questo 2016?

Questo sarà un anno molto importante per noi, che sancisce il nostro 160esimo anniversario. Sarà, di conseguenza, un 2016 di celebrazioni, soprattutto legate al territorio, che intendono configurarsi come un’occasione per fare un ulteriore passo in avanti nel nostro percorso di crescita.

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