Mario Falcetti - La Vendemmia 2010
UNA STORIA D'AMORE TRA UN UOMO E LA SUA VIGNA...

Il tramonto mi avvolge con le sue calde sfumature che si dipanano dal giallo oro al rosso fuoco ma l'orizzonte, in lontananza guardando ad occidente, è sporcato da qualche nuvola foriera di pioggia. E' molto lontana e potrebbe dissolversi o cambiare direzione, ma tanto basta ad allertare i miei sensi. Mi corico e mi addormento con questo pensiero perciò l'orecchio rimane vigile pronto a cogliere ogni minimo rumore, ogni cambiamento atmosferico, il probabile arrivo di un temporale. La notte scorre tranquilla e all'alba spalanco le imposte cercando nel cielo la conferma del bel tempo che, anche oggi, sarà al mio fianco in vigna.
Non sono affatto succube dell'imprevedibilità climatica come non ne subisco gli umori ma durante la vendemmia, nella stagione che dall'estate volge all'autunno, il tempo è il mio punto di riferimento quotidiano, la mia boa, la mia stella polare. E immancabili ad ogni vendemmia riemergono nella memoria le massime, spizzichi di saggezza contadina, con le quali il nonno era solito salutarmi al mio risveglio. " Se le nuvole - proclamava il nonno - le va vers Trent...." constatando che stavano dirigendosi verso nord, non era giornata di campagna. Se invece "le nuvole le va vers Verona - cioè a sud - .... allora il sole sarebbe stato nostro fedele e prezioso alleato. Da allora non ho mai smesso di seguire le direzione delle nuvole prima di affrontare una giornata di vendemmia. Ne sono affascinato, attratto a tal punto che spesso mi fermo a fotografarle per conservarne i tratti nella memoria.
Quest'anno fatico più del solito a leggere l'annata. La vedo, la sento, la annuso, ma qualcosa mi sfugge. La stagione sembra procedere ad elastico. Ritardo nel germogliamento, parziale recupero nel mese di maggio, fioritura in ritardo di una settimana sull'anno scorso. Le prime due decadi di luglio pervase dalla canicola che mi riporta con la memoria al nefasto, per la vigna, 2003, fine luglio e inizio agosto troppo generosi di pioggia. Qua e là un paio di grandinate. Insomma un singhiozzo meteorologico dal quale, tuttavia, la vigna sembra uscire bene. Ma che ansia. Che timore. Che preoccupazione. Che fastidio provocato dai soliti vati saccenti che come ogni anno indicano con certezza che la vendemmia sarà "ottima e abbonante". Sì ottima e abbondante come il rancio della naja. E la sicurezza nel vaticinio è maggiore quanto più lontano sta l'oracolo dalla vigna. Sarà ma ho difficoltà a stimare la quali-quantità della vendemmia a distanza. Ho bisogno di entrare nel vigneto, bagnarmi le scarpe con la rugiada del mattino, palpare le brezze o soffocarmi nell'afa, scottarmi la pelle come potrebbe bruciarsi la buccia degli acini, rimuovere le foglie e perlustrare la parte interna della vegetazione, cogliere una bacca e degustarla lentamente sentendone i profumi, il nerbo acido, la forza zuccherina. Percepire la consistenza della buccia, ipotizzare il momento della raccolta e il migliore percorso di vinificazione. Interpretare l'annata. Perché ogni annata non è un copione che può andare in scena sempre uguale a sé stesso. Cambia il contesto, cambia il protagonista - l'uva- , cambiano le condizioni, cambia l'umore, l'aspettativa, la fiducia. L'attesa della vendemmia è una tempesta di pensieri, di ipotesi, di speranze, di certezze che si fanno dubbi e di dubbi che diventano certezze. Un crogiuolo di emozioni in contrasto tra loro. Ma come si farà mai a pilotare una vendemmia a distanza, via e-mail? Non l'ho mai capito e mai lo capirò. Anzi l'ho capito assaggiandone i vini: ben fatti ma senz'anima. Ogni anno uguali frutto di alchimie telecomandate. Mentre si avvicina il primo giorno di raccolto scorro i diari delle annate precedenti. Ne rileggo gli appunti, ne verifico l'andamento climatico e delle maturazioni, cerco la prossimità o la distanza della vendemmia che sarà con quelle più recenti. Verifico se la scalarità tra la diverse vigne è quella di sempre o se la sequenza di raccolta muterà condizionata dall'influsso microclimatico. Ma per quanto i dati possano assomigliarsi non ci saranno mai due annate identiche. Tutto ciò è affascinante. Impagabile. Unico! Adoro alzarmi di buonora durante la vendemmia. La sveglia non è necessaria. Ci pensa il mio orologio biologico a strapparmi dal regno di Morfeo. Le vigne mi attendono. C'é l'ultima verifica ai programmi della giornata, controllare la squadra delle "forbici", dei trattoristi, del coordinamento con la cantina. In pochi istanti sono pronto, inforco la mia Vespa e via subito in vigna. L'aria frizzante mi investe e mi avvolge mentre percorro la strada verso i campi. Non c'é modo migliore per sentire la temperatura dell'aria, la stessa aria che durante la notte ha mantenuto fresche le uve. Le prime raccolte al mattino sono le migliori: fresche, turgide, croccanti. Una delizia. Durante la giornata faccio la spola tra le vigne e la cantina, coordino i tempi, verifico i dettagli. Cerco conforto nelle caratteristiche dei primi ettolitri di mosto che valuto in relazione alle aspettative indotte dal controllo visivo del vigneto e dai riscontri prevendemmiali. Ci siamo! Il contenuto zuccherino non è eccessivo, esattamente quello che ci vuole per produrre un Franciacorta equilibrato mai sovraccarico. L'acidità è notevole. Nei valori e confido, nella sua tenuta durante la vinificazione e successivamente in affinamento a garanzia di freschezza, di sottile eleganza, di impatto al palato. E' sera. E' il momento del bilancio della giornata e di programmare l'indomani. De-briefing, briefing, planning definirebbero i soloni del marketing quella che in realtà è una intensa e vissuta riunione durante la quale si fa il punto della situazione. Si verifica la bontà del lavoro svolto e si pianifica quello che verrà. Informalmente ma con grande partecipazione e determinazione. Decidiamo dove e quanto vendemmiare onde coordinare alla perfezione raccolta e vinificazione per ridurre i tempi di attesa delle uve una volta tagliate dalla pianta. Le diverse squadre sono allertate. Per primi partiranno i trattoristi a distribuire le cassette tra i filari, seguiti a distanza di pochi minuti dai vendemmiatori, forbici fameliche. In cantina si preparano le presse, le linee di selezione dei mosti. Si controllano i protocolli di vinificazione e si allertano, se necessario, i ragazzi che in prossimità del nastro faranno l'ultima cernita manuale a garanzia dell'integrità del frutto che diventerà Franciacorta. Il gruppo si scioglie e ognuno rientra a casa. Rimangono ancora sul pezzo, per qualche ora, i cantinieri della sera chiamati a portare a termini le operazioni previste per la giornata. Scruto il cielo stellato. Di nuvole nemmeno l'ombra, a est è ben visibile Marte che da sempre insegue il nostro satellite ormai prossimo al plenilunio. Ma è già domani e con il sole dalla nostra ci attende un'altra bella e intensa giornata di vendemmia.

Non sarà guerra nonostante l'influsso del pianeta guerriero ma un altro capitolo di una lunga storia d'amore tra l'uomo e la vigna.
La mia storia.
Mario Falcetti - Quadra
Franciacorta
Articolo pubblicato su:
pietre colorate, n°4, autunno 2010.



