Villa Barberina tra i vigneti della Valdobbiadene

VILLA BARBERINA

Villa Barberina è una delle classiche dimore del Settecento veneziano e si trova in una delle zone più importanti per il Prosecco, Valdobbiadene. È una tenuta di circa quattro ettari, divisi fra parco, vigna e caseggiato di proprietà dell’azienda Nino Franco. 

 

Siamo a Valdobbiadene, terra vocata al Prosecco, punto di partenza di una delle più antiche e suggestive strade del vino italiane. Quella che percorriamo noi, conduce invece a una villa del Settecento, Barberina. Maestosa la sua facciata in stile veneziano d’epoca su disegno ellenistico, che si porge attraverso cinque occhi a balconata. La trama di un finto bugnato corruga leggermente la base, mentre i fregi e gli affreschi decorano la fronte con ricercato stile. Ai lati, due dépendance con merlate torri colombaie, che proteggono la barchessa.

L’architettura della villa evidenzia una sequenza d’interventi strutturali successivi e sovrapposti senza elisioni, creando interesse ma senza dare una sicura identificazione. Ma si sa, d’ogni casata ancor’oggi si usa citare un detto romano: «Ciò che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini». Ammaliante? Sensazione da scoprire. Entriamo nella villa che appartenne ai Piva, filantropi del paese, famosi per l’opificio che diede lavoro a tutto il circondario e poi per il calzificio SiSi. Una contessa visse qui fino a pochi anni fa, quando finalmente Primo e Annalisa Franco si decisero ad acquistare questa tenuta di circa quattro ettari, suddivisi fra parco, vigna e caseggiati. 

 

 

Oltre la soglia della villa, ovvio, ma in questo caso dei Franco, ci troviamo in un ampio ingresso con un tavolo centrale, in fondo tre bianchi archi, dai quali salgono due adamantine scalinate che conducono alle camere. Ci sediamo sui divani dell’architetto delle meraviglie: Mongiardino. Respiriamo l’ambiente di una casa dove il tempo si è fermato che racconta il suo vissuto in un linguaggio fatto di oggetti, dai più impensati ai più raffinati. I Franco ne hanno rispettato l’essenza, lasciandola vivere nella sua storia, operando un restauro che non si è voluto rendere visibile, e inattesa è la girandola di sorprese attraversando le stanze. L’attenzione è catturata da innumerevoli dettagli insolitie curiosi che affascinano e testimoniano un passato respirato, che alita ancora, stratificato fra arredi e decorazioni d’epoche diverse, retaggi di diverse inclinazioni; tali da far pensare, come successe in Egitto o in Sicilia, che ogni nuovo arrivo imponesse il proprio verbo. Una casa‐museo, una dimensione ovattata, fuori dal tempo, dove sfogliare antichi volumi dell’Ottocento nella fornita biblioteca è un’emozione; dormire nell’atmosfera intima e domestica di una delle quattro suite o nella matrimoniale, porta a scoprire qualche atavico segreto nascosto. Bandite le usanze televisive e telefoniche nelle camere, protette dal frastuono tecnologico affannoso e repulsivo: questo è il relais del bien‐vivre. I salotti, spazi comuni da vivere con curiosità, sono comunque dotati di tutti i comfort. Nell’accogliente cucina, calda atmosfera di un tempo con la sua cappa antica e le sue decorazioni in stile, Annalisa prepara fragranti colazioni casalinghe servite nella luminosa sala da pranzo in stile impero. Da una delle suite, pavimentata in legno, spesso coperto da caldi tappeti d’epoca, si può direttamente accedere all’esterno. 

La villa è immersa in un incantevole parco di tigli, pini, cipressi, tassi, lecci, magnolie, roseti e un vivace fiorire di peonie. Un luogo di meritato relax che svela l’armonia tra casa, campagna, orto di primizie, giardino, piscina, viali, fontana e vigna. Passeggiando in questa quiete agreste, mentre respiriamo i profumi del lauroceraso e della fotinia, Primo Franco ci racconta della sua vita professionale e del legame fra l’uomo del vino e il suo territorio. Dopo aver concluso gli studi a Conegliano e prima di prendere in mano le redini dell’azienda Nino Franco, fondata dal nonno nel 1919, Primo viaggia molto. Sperimenta il mondo del vino e del cibo con l’obiettivo di ampliare le proprie conoscenze vitivinicole e di formare il proprio palato. Tornato in azienda negli anni ‘70, opera la sua rivoluzione, cambiando le regole di una tradizione di negozianti. Sceglie di dedicarsi al Prosecco, tralasciando gli altri vitigni e lavora per rinnovarne l’immagine, diventandone un appassionato ambasciatore nel mondo, ruolo che riveste tuttora. 

 

 

Ha ben chiaro in mente un concetto personale di qualità e tipicità, che trasferisce nei suoi vini rendendoli riconoscibili e peculiari, guadagnandosi il rispetto del mondo enologico. Arriviamo al vigneto dall’estensione di due ettari e mezzo Grave di Stecca, nel quale Primo ha sperimentato nuove tecniche d’impianto e utilizzato vecchi cloni. Da qui nasce nel 2007 l’omonimo vino, che presenta carattere, nerbo e mineralità tali da vivere ben oltre il canonico anno. Dal terreno sassoso e calcareo si alzano viti di 17 anni, con impianto a guyot e una densità di 5mila ceppi per ettaro, esposte a sud. La coltivazione della vigna è a ritocchino, i filari quindi corrono lungo la linea di massima pendenza. Alle spalle del vigneto, quasi a proteggerlo, la montagna; davanti, la Villa con lo specchio turchese della piscina, inmezzo un filare di cipressi, intorno un muro di sassi che lo raccoglie. La vigna vive quindi in un microclima particolare, che ricorda un po’ i clos francesi. Alzando lo sguardo si scorge il campanile della piazza, poco distante da qui, ma quasi non ci facciamo caso.

 

 

Articolo di Alessandra Piubello
per SpiritodiVino

 

Per info ed prenotazioni:

Villa Barberina
via Roma 2
31049 Valdobbiadene (Tv)

tel. 0423.972479
fax 0423.905598

info@villabarberina.it 
www.villabarberina.it

 

 

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